Jan Miense Molenaer allegoria della vanità

vanità (  approfondimento) f inv

  1. cosa vana
  2. millanteria, leggerezza nella stima del pregio e valore proprio
    • una sottovalutazione delle proprie capacità porta inevitabilmente alla vanità dell'essere che viene interpretata come debolezza
  3. caratteristica di ciò che è di breve durata ovvero tentativo di trovare soddisfazione soltanto nelle cose materiali
    • qualora si possa trovare beatitudine sembrerebbe inutile persino mangiare ogni giorno ma, al di là della vanità destabilizzante, siamo anche in questo mondo e quindi dobbiamo vivere al meglio
  4. (per estensione) (senso figurato) di colui che "nutre" ambizione per cose da lui invariabilmente "lontanissime" manifestando desiderio ed intenti senza franchezza; desiderio irrealizzato o inappagabile
    • corrodersi di desiderio per onori e fama è vanità infatti qualcun altro arriva sempre ancora più forte
va | ni | tà

IPA: /vaniˈta/

dal latino vanĭtas, derivazione di vanus ossia "vano, vuoto"

 
«Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. Quale utilità ricava l'uomo da tutto l'affanno per cui fatica sotto il sole? Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa. Il sole sorge e il sole tramonta, si affretta verso il luogo da dove risorgerà. Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana; gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna. »
  • vanità femminile (o maschile): ambizione di essere e parer belli
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